Brexit, analisi sommaria su scenari presenti, passati e futuri.

Brexit

Reazioni a catena.
La Scozia, che si è espressa con larga maggioranza per restare, potrebbe adesso nuovamente porre la questione dell’indipendenza dal Regno Unito, come già fatto peraltro, con veemenza, un paio di anni fa. Nel resto d’Europa, gruppi euroscettici (Francia, dove il fronte è considerevole, più che in Italia, dove si limita alla Lega Nord, che peraltro è uscita assai ridimensionata dall’ultimo voto amministrativo) vedono quanto accaduto già come un incoraggiamento. L’Unione Europea, pur con tutti i suoi limiti (ci arriviamo dopo…) ha, in un modo o nell’altro, contribuito a mantenere la pace in Europa, un continente dove la pace tra gli Stati è un fatto tutt’altro che scontato (come la storia, più e meno recente, ci insegna). Movimenti xenofobi di casa nostri soffiano su questo fuoco, intestando a se stessi un risultato la cui complessità e portata è ancora tutta da decifrare.

Establishment
Il voto pro-Brexit è chiaramente un voto contro il c.d. “establishment”, che si è schierato in maniera compatta (a tutti i livelli) per il “no”. Qualcosa vorrà pur dire. Con una banalizzazione accettabile, si può dire che quello per l’uscita è un vero voto di “popolo”, e in particolare di quel popolo stanco delle politiche di austerity (peraltro, se c’è un’area geografica che ha risentito meno delle politiche di austerity europee è proprio la G.B.), e delle politiche sull’immigrazione.

Immigrazione
Tra i punti centrali. La maggiore responsabilità dei governanti è stata, a mio avviso, quella di aver messo in risalto l’indubbio contributo positivo dato dall’immigrazione all’economia (è bene ricordare che senza il contributo dei migranti, interi settori della società sarebbero a corto di manodopera), senza curare adeguatamente le relative ricadute sociali, sia quelle reali che quelle percepite. Poca democrazia e ruolo egemone della Germania; confusione dell’assetto politico della c.d. “Euro zona”; questi (e molti altri) i punti più criticati dell’attuale UE, ma la questione centrale sembra essere stata, senza dubbio, quella relativa all’immigrazione e alla libera circolazione delle persone.
“Il cuore del problema e il problema dell’Europa sta proprio qui: molta attenzione ai mercati finanziari, nessuna riflessione su che diavolo stia accadendo e soprattutto perché, nella pancia e nella testa delle classi più deboli. Votano “Brexit” i ceti popolari e la piccola borghesia, i più colpiti dalla crisi, quelli che stanno progressivamente perdendo tutto: il lavoro, la tutela, la prospettiva per sé e per i propri figli. E votano “Brexit” mutuando la retorica e il linguaggio della destra che monta sulla paura e la rivolge verso un nemico semplice, lo straniero. Che, si badi bene, in Gran Bretagna non è solo ed esclusivamente il nord africano, o il siriano, ma anche il lavoratore che arriva dal Sud Europa. Sono i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri amici, quelli con cui facciamo le chiamate Skype almeno una volta a settimana.” (Nicola Fratoianni su Huffington Post).
Ma la Brexit non era la soluzione per modificare/irregimentare solo le politiche sull’immigrazione. Le conseguenza sono troppo estese: la G.B. è parte del mercato unico dell’UE, il che è sicuramente un vantaggio anche per loro; ma far parte del mercato significa anche dovere accettare la libera circolazione delle persone. Da questo voto, il principio mi sembra fortemente messo in discussione. È un bene? Secondo me no.

Voto di popolo.
È chiara e crescente un’insofferenza diffusa nei confronti dell’UE. Si può dire con sufficiente sicurezza che se la medesima questione posta in Gran Bretagna, fosse posta in altri Paesi, il risultato sarebbe ancora più pesante. I problemi interni dei Paesi dell’UE vengono incanalati in un pesante risentimento verso l’UE, in ogni Paese per motivi diversi (in Italia, ad esempio, si rimprovera alla Germania il ruolo egemone sulle politiche di austerity). Anche in queste ore, alla spasmodica ricerca sulle reazioni di mercati, borse, e quant’altro, non si accompagna una analisi politica e sociale sui perché di tanto malessere, e non si fa alcuna critica (o autocritica) su quello che, secondo me, è uno dei punti più importanti, vale a dire il rapporto fortemente asimmetrico tra capitalismo finanziario e democrazia; è proprio questo rapporto ad avere minato l’UE alle fondamenta. Brexit ne è una conseguenza, non la causa. E il popolo britannico, pur essendo stato più volte ammonito (o forse proprio per questo motivo?) sulla drasticità della scelta, sul “non si torna indietro”, sul bivio che si sarebbe aperto tra “Remain” e “salto nel vuoto”, ha votato per quest’ultimo.

Scrive il giornalista Maurizio Bolognetti: “La cosa preoccupante è la percezione che la gente comune, tantissima, ha di questa Europa.
Temo che un analogo referendum riproposto in altri paesi UE si concluderebbe con un analogo risultato.
Io che sono per gli Stati Uniti d’Europa, per la patria europea contro l’Europa delle patrie, mi chiedo se una qualche responsabilità non vada imputata anche a chi ha tradito Ventotene, disegnando l’Europa delle burocrazie, delle lobby e della Finanza.
Certo la soluzione non è un Brexit generalizzato.
Incrociamo le dita.”

Antonio Giglio

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Together forever. CIAO MARCO

Hisilicon K3
Hisilicon K3

Ciao Gigante Radicale. Ci mancherai.

“Io amo invece gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica. Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo, contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”. Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie. Credo sopra ad ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici – e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti. (…) Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo. Non credo ai “viaggi” e sarà anche perché i “vecchi” ci assicurano sempre che “formano” (a loro immagine) i “giovani”, come l’esercito e la donna-scuola. Non credo al fucile: ci sono troppe splendide cose che potremmo/potremo fare anche con il “nemico” per pensare ad eliminarlo. E voi di Re Nudo dite: “tutto il potere al popolo”, “erba e fucile”. Non mi va. Lo sai, non sono d’accordo. Brucare, o fumare erba non m’interessa per la semplice ragione che lo faccio da sempre. Ho un’autostrada di nicotina e di catrame dentro che lo prova, sulla quale viaggia veloce quanto di autodistruzione, di evasione, di colpevolizzazione e di piacere consunto e solitario la mia morte esige e ottiene. Mi par logico, certo, fumare altra erba meno nociva, se piace, e rifiutare di pagarla meno cara, sul mercato, in famiglia e società, in carcere. Mi è facile, quindi, impegnarmi senza riserve per disarmare boia e carnefici di Stato, tenutari di quel casino che chiamano “l’Ordine”, i quali per vivere e sentirsi vivi hanno bisogno di comandare, proteggere, obbedire, torturare, arrestare, assolvere o ammazzare, e tentano l’impossibile operazione di trasferire i loro demoni interiori (di impotenti, di repressi, di frustrati) nel corpo di chi ritengono diverso da loro e che, qualche volta (per fortuna!), lo è davvero. Ma fare dell’erba un segno positivo e definitivo di raccordo e speranza comuni mi par poco e sbagliato. Né basta, penso, aggiungervi come puntello il vostro “fucile”. La violenza dell’oppresso, certo, mi pare morale; la controviolenza “rivoluzionaria”, l’odio (“maschio” o sartrianamente torbido che sia) dello sfruttato sono profondamente naturali, o tali, almeno, m’appaiono. Ma di morale non m’occupo, se non per difendere la concreta moralità di ciascuno, o il suo diritto ad affermarsi finché non si traduca in violenza contro altri; e quanto alla natura penso che compito della persona, dell’umano, sia non tanto quello di contemplarla o di descriverla quanto di trasformarla secondo le proprie speranze. Insomma, quel che vive, quel che è nuovo è sempre, in qualche misura, innaturale. Perciò non m’interessa molto che la vostra violenza rivoluzionaria, il vostro fucile, siano probabilmente morali e naturali, mentre mi riguarda profondamente il fatto che siano armi suicide per chi speri ragionevolmente di poter edificare una società (un po’ più) libertaria, di prefigurarla rivoluzionando se stesso, i propri meccanismi, il proprio ambiente e senza usar mezzi, metodi idee che rafforzano le ragioni stesse dell’avversario, la validità delle sue proposte politiche, per il mero piacere di abbatterlo, distruggerlo o possederlo nella sua fisicità. La violenza è il campo privilegiato sul quale ogni minoranza al potere tenta di spostare la lotta degli sfruttati e della gente; ed è l’unico campo in cui può ragionevolmente sperare d’essere a lungo vincente. Alla lunga ogni fucile è nero, come ogni esercito ed ogni altra istituzionalizzazione della violenza, contro chiunque la si eserciti, o si dichiari di volerla usare. Se la lotta rivoluzionaria presupponesse davvero necessariamente: morte di compagni, il loro “sacrificio” e questa esemplarità, la “presa” del potere; e, a potere preso, o nelle more della conquista, il ripetere contro i nemici i gesti per i quali io sono loro nemico, gesti di violenza, di tortura, di discriminazione, di disprezzo, consideratemi pure un controrivoluzionario, o un piccolo borghese da buttar via alla prima occasione. Non sono, infatti, d’accordo. L’etica del sacrificio, della lotta eroica, della catarsi violenza mi ha semplicemente trotto le balle; come al “buon padre di famiglia”, al compagno chiedo una cosa prima d’ogni altra: di vivere e d’essere felice. Penso, personalmente, che avendo un certo bagaglio di speranze, di idee e di chiarezza non solo questo sia possibile, ma che non vi sia altro modo per creare e vivere davvero felicità. Ma esser “compagno” (come esser padre) non è scritto nel destino né prescritto dal medico. Se le vie divergono, lo constateremo e cercheremo di comprendere meglio. Ma basta con questa sinistra grande solo nei funerali, nelle commemorazioni, nelle proteste, nelle celebrazioni: tutta roba, anche questa, nera: basta con questa “rivoluzione” clausevitziana, con le sue tattiche e strategie, avanguardie e retroguardie, guerre di popolo e guerre contro il popolo, di violenza purificatrice e necessaria, di necessarie medaglie d’oro; la rivoluzione fucilocentrica o fucilo-cratica, o anche solo pugnocentrica o pugnocratica non è altro che il sistema che si reincarna e prosegue.
(…)Sosteniamo, insieme, che non esistono nelle carceri, negli ospedali, nei manicomi, nelle strade, sui marciapiedi, nei tuguri, nelle bidonville, dei “peggiori”, ma anche lì, dei “diversi” malgrado la miseria (che è terribile proprio perché degrada, muta, fa degenerare: e se no, perché la combatteremmo tanto?), malgrado il lavoro che aliena (che rende “pazzi”), malgrado che lo sfruttamento classista sia “secolare”, quindi incida sull’ereditarietà. Sogniamo – e v’è rigore e responsabilità nei nostri sogni – una società senza violenza e aggressività o in cui, almeno, deperiscano anziché ingigantirsi e esservi prodotte. Sosteniamo che è morale quel che tale appare a ciascuno. Lottiamo contro una “giustizia” istituzionale (e “popolare”) che ovunque scambia diversità per perversione, dissenso per peccato. (…)

Marco Pannella, luglio 1973

“Le mani nel petrolio”: trivelle, referendum, Stato di diritto e Diritto alla conoscenza

Le mani nel petrolio

Venerdì 15 aprile 2016 ore 18, Sala Giunta provinciale, dibattito sul libro di Maurizio Bolognetti “Le mani nel petrolio”.
Modera Valter Vecellio, giornalista RAI. Intervengono: Maurizio Bolognetti, autore del libro; Vincenzo Capellupo, Consigliere comunale di Catanzaro e membro del coordinamento NO TRIV Catanzaro; Giuseppe Candido, geologo; Antonio Giglio, Consigliere comunale di Catanzaro e presentatore in Consiglio comunale della proposta di Delibera sul Diritto alla conoscenza.

Cara compagna e caro compagno,

Considerata la grande attualità del tema sia per l’imminente voto referendario del 17 aprile sia per le indagini della Procura di Potenza su Tempa Rossa e il centro Oli di Viggiano in Basilicata dove – finalmente – cominciano a venir fuori i dati del disastro ambientale da anni denunciato dal segretario di Radicali lucani Maurizio Bolognetti, abbiamo ritenuto utile organizzare – per venerdì 15 aprile p.v. alle ore 18:00 presso la sala della Giunta provinciale della Provincia di Catanzaro (piazza Luigi Rossi 1 – corso Mazzini) – la presentazione del libro Le mani nel petrolio (Reality Book, giugno 2013) pubblicato dallo stesso Bolognetti e di cui si è parlato e si parla ancora troppo poco.

<> – scrive oggi a ridosso delle inchieste il sito imeldecassinorosati.org – <>.

La presentazione sarà occasione per aprire un dibattito-tavola rotonda sul tema: “Trivelle, referendum, Stato di Diritto e diritto alla conoscenza”.

Abbiamo inteso legare argomenti di attualità come quello sulle trivelle lucane con la campagna per l’affermazione – in sede ONU – del diritto umano alla conoscenza fortemente voluta da Marco Pannella e promossa dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, perché riteniamo che vicende come quella lucana e tutte quelle riguardanti il diritto alla conoscenza dei dati ambientali – anche in Calabria – sarebbero andate assai diversamente se i cittadini avessero avuto a disposizione un diritto umano riconosciuto (e quindi codificato per legge) da poter esigere come il diritto alla conoscenza.

Presentazione del libro e tavola rotonda saranno moderati dal giornalista Valter Vecellio, direttore di Notizie Radicali nonché presidente dell’associazione costituita dal Partito Radicale “Congresso Mondiale per la libertà della e nella cultura”.
Alla tavola rotonda parteciperanno l’autore de Le mani nel petrolio, Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani ed esponente nazionale del Partito Radicale da anni impegnato sul fronte della denuncia dei veleni lucani legati al centro olii e agli impianti al centro oggi delle indagini, il geologo Giuseppe Candido militante radicale calabrese e autore del libro La peste ecologica e il caso Calabria.
Saranno presenti inoltre i consiglieri comunali di Catanzaro Vincenzo Capellupo referente del coordinamento catanzarese No Triv e Antonio Giglio presentatore -in Consiglio Comunale di Catanzaro- della delibera per il sostegno della campagna ONU del Partito Radicale per lo Stato di Diritto e il diritto umano alla conoscenza.
Ti aspettiamo venerdì 15, ore 18:00, presso la sala della giunta provinciale di Catanzaro (piazza Luigi Rossi, 1 a Catanzaro),

Firmato:
Giuseppe Candido (e Antonio Giglio)

#svegliatitalia: anche a Catanzaro, manifestazione riuscita. PER i diritti, non CONTRO qualcuno.

svegliatitalia

Sabato mattina, in Piazza Prefettura, io c’ero. PER i diritti, non CONTRO qualcuno.
Per chiedere al Governo e al Parlamento di legiferare al più presto per fare in modo che non ci siano più discriminazioni e di approvare leggi che riconoscano la piena dignità e i pieni diritti alle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersex, cittadini e cittadine di questo Paese. La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati. Questioni semplici e pratiche che incidono sulla vita di milioni di persone.

Intervista resa all’emittente Liberi.tv nel corso della menifestazione:
http://www.liberi.tv/webtv/2016/01/24/video/antonio-giglio-consigliere-comunale-catanzaro-svegliatitalia

“Spes contra spem”: resoconto visita radicali nel carcere di Catanzaro

foto delegazione

“Spes contra spem”: speranza, contro ogni speranza. Sperare e lottare anche quando le condizioni sembrano disperate. Nell’ambito dell’iniziativa “Spes contra spem”, che in Calabria ha visto alcuni militanti radicali impegnati nella visita di tutte le carceri del territorio calabrese, nella giornata di ieri abbiamo visitato, come delegazione di radicali (presenti Giuseppe Candido, Antonio Giglio – Consigliere comunale di Catanzaro, iscritto da anni al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito – Emilio Quintieri, Rocco Ruffa) la Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro, accompagnati dal personale della polizia penitenziaria, e dalla direttrice del carcere dott.ssa Angela Paravati. Verificate, come sempre, le condizioni della struttura, e ascoltati i detenuti.
Confermato, rispetto all’ultima visita (effettuata l’1 gennaio scorso) il dato positivo sul sovraffollamento. Rispetto alle condizioni rilevate durante la visita effettuata a fine marzo 2014, quando ancora le presenze (484) erano maggiori della capienza regolamentare dichiarata di 617 che, in realtà, era di 329 perché erano ancora indisponibili i 288 posti del padiglione nuovo, al momento la situazione è decisamente migliorata. Nella struttura, ieri, durante la visita, erano presenti 570 detenuti (di cui 320 comuni e 250 di alta sicurezza, 0 in regime di 41-bis), tutti uomini; un numero inferiore rispetto alla capienza regolamentare dichiarata di 627 posti; ma a questi, vanno sottratti 72 posti dell’ultimo piano del nuovo padiglione perché ancora inutilizzati. Praticamente la struttura è al completo. 136 sono i detenuti stranieri; 8 i tossicodipendenti in terapia con metadone.
Ci sono diverse sale attrezzate come palestra, un campo sportivo, il teatro e c’è un laboratorio dentistico con tre odontoiatri che vi lavorano a turno; per quanto riguarda le cure mediche alcuni detenuti lamentano tempi di attesa lunghi. Negativo il dato sulla quasi completa impossibilità di lavorare: solo 145 di loro possono farlo e lavorano alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria. Per tutti gli altri ci sono solo socialità, passeggio, e alcuni lavoretti interni al carcere, che li tengono “impegnati” per sei ore al giorno.
Il resto del tempo i detenuti lo passano nelle celle che, ad eccezione di quelle del nuovo padiglione, sono umide, e hanno il water nello stesso angusto loculo dove c’è pure la cucina e il lavabo. Problemi di umidità anche nelle docce, che nei vecchi padiglioni sono tutte in comune.
Nell’area sanitaria sono presenti, nei vari turni di lavoro, 10 medici che garantiscono un servizio h24, con la possibilità di fare viste specialistiche con la presenza settimanale del cardiologo, dermatologo, diabetologo, infettivologo, neurologo, ortopedico, urologo, otorinolaringoiatra ed è presente il defibrillatore.
Su una pianta organica di 401 agenti di polizia penitenziaria, effettivi in servizio ce ne sono appena 293, di cui 48 impegnati nel nucleo traduzioni. E su 547 detenuti sono 7 gli educatori che lavorano nella struttura. Detenuti in attesa di giudizio: 107, di cui 66 appellanti, 45 ricorrenti, 38 in posizione mista. Zero suicidi nel 2015. Frequenti, anche se diminuiti rispetto al recente passato, gli atti di autolesionismo, 14 nel 2015; 12 i detenuti che usufruiscono di permesso premio.
Siamo rimasti stupiti dallo smantellamento, avvenuto nel totale silenzio da parte del DAP, del Reparto Alta Sicurezza AS2, in cui, da anni, erano ospitati detenuti per motivi politici (Brigate Rosse, Anarchici). Nel mese di dicembre, gli 8 detenuti sono stati tradotti dalla Polizia Penitenziaria in altra Casa circondariale, fuori Regione.
Negativo il fatto che non ci siano più progetti per fare lavorare i detenuti all’esterno: si ritorna, quindi, alla vecchia concezione del carcere, dove i progetti di reinserimento e di recupero – fondati su idee di civiltà, giuridica e non – sono prossimi allo zero a causa del disinteresse della maggior parte della Politica e delle amministrazioni. Il carcere viene visto come un ghetto, una struttura da isolare e dimenticare; l’argomento “carcere” e “detenuti” è malvisto anche dalla gran parte dell’opinione pubblica, che preferisce affrontare il tema parlando alla pancia dei cittadini.

Antonio Giglio e Giuseppe Candido, militanti radicali

Siano 1

Expo e dintorni, le vere battaglie si fanno con la #nonviolenza. (#AuguriMarco)

“Questi luoghi squadristi hanno totalmente oscurato le – legittime – critiche contro l’Expo; in questo modo, hanno fatto il più grande favore possibile, loro, che si dicevano critici verso questa manifestazione, perché hanno reso in un attimo silenziosi tutti i temi che sono stati invece nei giorni scorsi posti al centro dell’attenzione pubblica, cioè la critica all’Expo, e hanno ridotto tutto a uno scontro di vetrine rotte, monnezza per strada, maschere da squadrista, giochi da piccolo borghese che si diverte a rompere vetrine.”

Nulla da aggiungere alle parole di Roberto Saviano (su repubblica.it).

Anzi, si: oggi è il compleanno di Marco Pannella. 85 anni di battaglie nel segno della nonviolenza.

“Il nonviolento, e noi siamo sempre stati nonviolenti, va invece all’attacco delle radici della violenza e delle manifestazioni della violenza, ed è nonviolento perché crede che le armi della nonviolenza sono più forti – potrei dire paradossalmente, tra virgolette, più violente – ma dico più forti, nel medio e lungo termine, delle armi della violenza.” (Marco Pannella)

#AuguriMarco

PANNELLA IN SCIOPERO FAME, ACCETTA RICOVERO E LANCIA APPELLO

25 aprile – 70° dalla Liberazione

Definitivo 2

25 aprile 2015, ore 18 – Sala Consiliare Comune di Carlopoli

Saluti:
Mario Talarico – Sindaco di Carlopoli

Intervengono:
Mario Vallone – ANPI Comitato Provinciale Catanzaro
Franco Butera – ANPI Carlopoli
Antonio Giglio – Associazione politico-culturale “S. Pertini” Catanzaro

Modera:
Maria Antonietta Sacco – Assessore Comune di Carlopoli

Nel corso dell’incontro ci sarà la testimonianza del Prof. Corrado Plastino e degli alunni dell’Istituto Comprensivo “G. Rodari” che hanno partecipato al viaggio d’istruzione nei luoghi della Resistenza

Aiutiamo il Partito Radicale!

radicale

Condivido la mail che mi è stata inviata da Maurizio Turco, tesoriere del Partito Radicale.
Rivendico con orgoglio la mia appartenenza al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, i cui valori cerco di dimostrare nel mio agire politico-amministrativo, e le cui iniziative cerchiamo di portare sul territorio, con tante difficoltà ma con grande tenacia e altrettanta dignità.
Aiutiamo il Partito Radicale a non scomparire!

http://www.radicalparty.org/it/donation

La lettera:

Caro Antonio,

ti scrivo per ringraziarti di aver contribuito alla vita del Partito radicale e per aggiornarti sulle iniziative in corso e la situazione economico finanziaria.

Grazie anche al tuo contributo abbiamo guadagnato ancora qualche mese di vita. Questo ci consente da una parte di approfondire iniziative in corso come quella centrale per il Partito denominata per lo stato di diritto democratico, federalista laico che, grazie all’impegno costante in particolare di Matteo Angioli, sarà rilanciata a Bruxelles entro maggio con il lancio di un manifesto con l’obiettivo di far adottare all’ONU una Convenzione per il riconoscimento del nuovo diritto umano alla conoscenza. Iniziativa in continuità con le imprese radicali all’ONU per la moratoria della pena di morte, l’istituzione del Tribunale penale internazionale, l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili; la revisione delle convenzioni internazionali sulle droghe punto d’approdo di decenni di campagne e lotte antiproibizioniste. Lotte che oggi trovano un riconoscimento quali politiche di buon governo visto che pochi giorni fa, dopo lo Stato di Washington e il Colorado, anche l’Alaska legalizza la marijuana e la Giamaica ne depenalizza l’uso. Non è esattamente quello che crediamo sia necessario ma sicuramente sono passi netti ed importanti verso una politica di legalizzazione, cioè di controllo del mercato delle droghe da parte dello Stato che ha sinora concesso e concede il monopolio del mercato delle droghe illegali alla criminalità, che per questo è sempre più ricca, potente, violenta. Vorrei cogliere l’occasione per ricordare che proprio vent’anni fa grazie a Marco Pannella tenevamo a San Patrignano, ospiti di Vincenzo Muccioli, il congresso del CORA, coordinamento radicale antiproibizionista, che aveva come motivo di riflessione “Antimafia? Antiproibizionismo!” .

* * *

Nonostante la drammatica situazione in cui siamo immersi abbiamo appena costituito il Congresso Mondiale per la libertà della e nella cultura, in continuità storica con l’Associazione per la libertà della cultura [1] e l’International Association for Cultural Freedom [2] che ha come presidente Valter Vecellio, co Presidenti Guido Biancardi e il Professor Aldo Loris Rossi e Tesoriere Antonio Cerrone.

Così come andranno avanti le iniziative promosse dalle diverse associazioni costituenti [3] alle quali il Partito ha dato un contributo certo alla loro costituzione e continuerà a darlo per garantirgli di avere una attività politica anche propria.

Per non dire delle innumerevoli lotte proposte dal Partito radicale nel corso di decenni e che continuano ad essere di strettissima attualità. Per citarne alcune, dalla lotta contro lo sterminio per fame sete e guerre a quelle per gli Stati uniti d’Europa e il federalismo, per lo Stato di diritto e la democrazia, per la laicità, per la nonviolenza…

[1] di cui fecero parte, tra gli altri, Benedetto Croce, Ignazio Silone, Guido Piovene, Franco Lombardi, Altiero Spinelli, Enzo Forcella, Piero Calamandrei, Guido Calogero, Aldo Garosci, Ernesto Rossi, Lionello Venturi, Egidio Reale, Vittorio Libera.
[2] a cui furono associati, tra gli altri, Bertrand Russell, Nicolas Nabokov, Arthur Koestler, Denis de Rougemont, Hannah Arendt.
[3] Certi diritti, Associazione Luca Coscioni, Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia, Radicali Italiani, Associazione radicale esperantista.
* * *

A fronte di tutto ciò, come avevo già comunicato, il Centro d’Ascolto sull’informazione radiotelevisiva ha dovuto sospendere le attività dopo tre anni di mancate commesse, nonostante avessimo letteralmente inventato e il mercato delle analisi radiotelevisive -. Questo accade nel momento in cui è massima l’attività dei media per condizionare le scelte dei cittadini attraverso l’overdose di alcune presenze e il soffocamento di altre; insieme ad una oculata scelta dei temi da NON porre all’attenzione e alla discussione da parte dei cittadini che sono i temi che il governo ha deciso di iscrivere nell’agenda politica, dibattiti a cui sono invitati a partecipare “oppositori” oculatamente scelti sulla base di una loro dimostrata incapacità storica di proposta. Chi invece come i radicali ha dimostrato di essere stato portatore di proposte che avrebbero potuto prevenire il disastro, ha proposte per provvedere a governarlo ed è in grado di prevedere i disastri incombenti non deve essere mostrato alla gente.

* * *

Quando parliamo di Stato criminale ne parliamo tecnicamente a partire dalle condanne che l’Italia subisce sia dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea che della Corte europea dei diritti umani del Consiglio d’Europa. Come definire diversamente uno Stato che riesce a legiferare contro costituzione e bisogna attendere quindici anni perché la Corte costituzionale lo certifichi.
Che Stato è quello che chiama i cittadini a legiferare attraverso la scheda referendaria e poi tollera la violazione del responso popolare. Ma che Stato è quello che di fronte al Presidente della Repubblica che scrive formalmente, così come previsto dalla Costituzione, l’unico messaggio alle Camere in nove anni di mandato, implorando di “intendere le ragioni (…) e la natura delle questioni che l’Italia ha l’obbligo di affrontare per imperativi pronunciamenti europei. Si tratta di questioni e ragioni che attengono a quei livelli di civiltà e dignità che il nostro paese non può lasciar compromettere da ingiustificabili distorsioni e omissioni della politica carceraria e della politica per la giustizia.”. “Obbligo” che il Presidente cita riprendendo una decisione della Corte Costituzionale secondo la quale in caso di pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo che accertano la violazione da parte di uno Stato delle norme della Convenzione, “è fatto obbligo per i poteri dello Stato, ciascuno nel rigoroso rispetto delle proprie attribuzioni, di adoperarsi affinché gli effetti normativi lesivi della Convenzione cessino”. Messaggio ignorato dalle Camere, naturalmente insieme all’obbligo segnalato dal Presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale di porre rimedio alle violazione della legalità propria e delle Convenzioni internazionali che ci siamo impegnati a rispettare.

Ed è in questo contesto che nasce, vive e si sviluppa il dissesto economico, ecologico e sociale. Al quale non siamo estranei perché abbiamo sempre vissuto come vive la gente comune.

* * *

Ti avevo già comunicato che eravamo stati costretti a chiudere il call center e licenziare le nove persone che vi lavoravano; e di conseguenza chiesto a tutti coloro che ormai erano soliti attendere una telefonata di richiesta di denaro di assumersi anche l’onere di fare un bonifico o un versamento online e siamo riusciti a raccogliere il denaro che ci è servito per arrivare sino ad oggi.

In queste ore è partita la procedura per licenziare le ultime nove persone che costituiscono la struttura comune della sede nella quale in diversa misura operano le diverse associazioni. E’ un atto dovuto e non più prorogabile a causa di un indebitamento che ha raggiunto limiti non superabili. Vorrei non sfuggisse un particolare: la struttura di servizio comprende nove persone. Non è per porre un termine di paragone con altri partiti, che si pone da se, ma con la qualità e la quantità delle proposte e delle lotte radicali. Questo paragone è giusto che sia fatto da ciascuno di noi che questo partito incarniamo e facciamo vivere.

* * *

Nel ringraziarti ancora una volta per il tuo contributo ti chiedo di far conoscere la situazione in cui si trova il Partito radicale a quante più persone, a cominciare da chi sai essere stato già iscritto, da chi si considera radicale ma non ha mai contribuito e soprattutto da chi non ha avuto la possibilità di conoscere le nostre idee, le nostre lotte, le nostre speranze.
Come sempre siamo qui, con onorevole mendicità, a chiedere un contributo per difendere la memoria di quel che siamo stati ma soprattutto di quel che continuiamo e continueremo ad essere.

Grazie davvero,

Maurizio Turco
Tesoriere del Partito radicale

Ci si può iscrivere al Partito radicale (almeno 200 euro l’anno) o a tutti i soggetti radicali (almeno 590 euro l’anno)
con carta di credito telefonare allo 0668979300 o collegandosi al sito http://www.partitoradicale.org
Con conto corrente postale n. 44855005 intestato a Partito Radicale
Con bonifico bancario intestato a Partito Radicale IBAN IT56E0832703221000000002381

Carcere

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