25 aprile – 70° dalla Liberazione

Definitivo 2

25 aprile 2015, ore 18 – Sala Consiliare Comune di Carlopoli

Saluti:
Mario Talarico – Sindaco di Carlopoli

Intervengono:
Mario Vallone – ANPI Comitato Provinciale Catanzaro
Franco Butera – ANPI Carlopoli
Antonio Giglio – Associazione politico-culturale “S. Pertini” Catanzaro

Modera:
Maria Antonietta Sacco – Assessore Comune di Carlopoli

Nel corso dell’incontro ci sarà la testimonianza del Prof. Corrado Plastino e degli alunni dell’Istituto Comprensivo “G. Rodari” che hanno partecipato al viaggio d’istruzione nei luoghi della Resistenza

Buon Natale, e buon anno. Che ciascuno trovi il suo “Tempo”.

città

“Per ogni cosa c’è la sua stagione.

C’è un tempo per ogni situazione sotto il cielo:

un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato,

un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire,

un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per far cordoglio e un tempo per danzare,

un tempo per gettare via pietre e un tempo per raccogliere pietre, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci,

un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e un tempo per buttare via,

un tempo per strappare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare,

un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.”

(Qohèlet)

“Ricorda, o cittadino, questa data…”

25 aprile

Ricorda, o cittadino, questa data
e spiegala ai tuoi figli
e ai figli dei tuoi figli
racconta loro
come un popolo in rivolta
si liberasse un giorno
dall’oppressore
e narra loro
le mille e mille gesta di quei prodi
che sui monti, nei borghi e in ogni luogo
sbarrarono il passo all’invasore
né ti scordar dei morti
né ti scordar di raccontare
cos’è stato il fascismo
e il nazismo
e la guerra ricorda
le rovine, le stragi, la fame e la miseria
lo scroscio delle bombe e il pianto delle madri
ricordati di Buchenwald
delle camere a gas, dei forni crematori
e tutto questo
spiega ai tuoi figli
e ai figli dei tuoi figli
non perché l’odio e la vendetta duri
ma perchè sappian quale immenso bene
sia la libertà
e imparino ad amarla
e la conservino intatta
e la difendano sempre

Fosse Ardeatine: 24 marzo 1944 – 24 marzo 2014.

fosse

“viatori assetati di libertà/ fummo a caso rastrellati/ nelle strade e nel carcere/ per rappresaglia/ gettati in massa/ trucidati murati in queste fosse/ italiani non imprecate/ mamme e spose non piangete/ figli portate con fierezza/ il ricordo/ dell’olocausto dei padri/ se lo scempio su di noi consumato/ sarà servito al di là della vendetta/ a consacrare il diritto dell’umana esistenza/ contro il crimine dell’assassinio”

Buona fine e buon principio!

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DIALOGO DI UN VENDITORE D’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE (G. Leopardi)

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.