Centrosinistra, ti vuoi svegliare? Il “cambiamento” è ancora possibile. Anzi, necessario.

alba

Tra pochi mesi si andrà al voto per le elezioni amministrative del Comune di Catanzaro, e stringe sempre di più il tempo per elaborare una base programmatica, tale da riunire le forze per proporre ai cittadini un’alternativa all’Amministrazione Abramo. Già, Abramo! Sindaco di Catanzaro per ben quattro volte, e anche Consigliere regionale e Amministratore della SoriCal. Politico ed amministratore dalle tante contraddizioni, peraltro messe in evidenza da chi ha esercitato il ruolo di opposizione in Consiglio comunale in questi anni. Ma Abramo non è un “nemico”, né un totem da abbattere; Abramo rappresenta semplicemente, dal punto di vista politico, il rappresentante di un percorso politico-amministrativo che secondo noi ha fallito; il terminale dell’apparato di potere incentrato sull’uso distorto della macchina amministrativa (della quale ci si è guardati bene dal sanare i difetti strutturali, e anzi lasciandoli in evidenza, in modo da intervenire in forma clientelare con favori e promesse, schema che soprattutto nei quartieri periferici è ormai consolidato) che lo sostiene e che lo ha sempre sostenuto, nonostante abbia cercato non di rado di vestire gli improbabili panni del Sindaco “antisistema”, e che non ha dato a Catanzaro alcuna visione progettuale, alcuna speranza. Come si può pensare di porsi come alternativa politica e culturale, rispetto ad Abramo e al centrodestra, senza costruire un percorso che sia realmente di cambiamento? Il collante di un modello alternativo non può essere solo il “contro”, ma il “per”. Voler riunire pezzi eterogenei della scena politica, coi quali non vi è, in larga parte, comunanza di idee, programmi e affidabilità politica, soltanto per abbattere Abramo, è un errore e non porterà a niente. L’idea del centrosinistra come forza plurale, aperta, alternativa, non è morta. Ma non è possibile pensare ad un centrosinistra composto soltanto da componenti numeriche e aritmetiche, senza pensare ad una comunanza di idee, programmi, di affinità culturali e politiche. Nei ragionamenti di alcuni esponenti del centrosinistra e del PD, sembra che l’accordo con l’NCD e il Centro sia l’unico strada percorribile per la vittoria elettorale. Non è possibile pensare esclusivamente alla (tra l’altro tutt’altro che scontata) vittoria, senza porsi il problema del cambiamento e del governo della Città, dopo. Perché non si riesce a cogliere l’importanza di quanto stia accadendo a sinistra in Città? “Cambiavento” ha smosso le acqua di un centrosinistra in parte intorpidito, svilito da lente e stanche liturgie, quasi rassegnato ad una ineluttabile sconfitta. Anche il profilo di Nicola Fiorita, persona sulla cui onestà, preparazione e storia politica non possono esserci dubbi o tentennamenti, non rappresenta l’ennesima fuga in avanti di un pazzo narcisista o velleitario, ma l’opportunità per riprendere un nuovo percorso, allargare il perimetro, la partecipazione, e guardando per prima cosa alla propria “gente”, prima che ad accordi angusti e sterili. Non si comprende tutto questo temporeggiare; non si comprende la grande paura che sembra frenare gran parte delle forze politiche, in questa direzione: non si tratta di una iniziativa votata al minoritarismo e alla testimonianza ma, al contrario, di una proposta politica di governo valida e credibile sulla quale convergere, che può crescere e formarsi con il supporto e il contributo delle varie anime di un centrosinistra inclusivo, in continuità con molte della battaglie condotte dall’opposizione in Consiglio comunale in questi anni, e sotto la spinta di una forza da troppo tempo sconosciuta in Città: quella dell’entusiamo.
L’idea del centrosinistra progressista, socialista e riformista, è sepolta solo nella testa di chi si rassegna ad un futuro di sconfitta e rassegnazione. Non si deve vincere a tutti i costi, ma si può vincere a determinate condizioni al rialzo. Perché rinunciare a questa via? Davvero convergere sul profilo di Nicola Fiorita e costruire un percorso di cambiamento vero è un destino peggiore del fare da tristi comprimari all’area centrista (o centrodestrista)?
Diceva il grande Indro Montanelli, “Non mi dà fastidio tanto che il coccodrillo mi mangi la gamba; mi dà fastidio che poi ci pianga sopra”. E di lacrime di coccodrillo a posteriori, di analisi del voto dopo le sconfitte (dove immancabilmente, tra l’altro, ci si autoassolve) non ne possiamo davvero più. “Spes contra spem”, “essere speranza, piuttosto che avere speranza”. Per noi, e per chi ha ancora voglia di sperare in un cambiamento ancora possibile.

Antonio Giglio, Consigliere comunale di Catanzaro

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