Facoltà universitarie al S. Giovanni, perché “spogliare un altare per vestirne un altro”?

San Giovanni foto

Si apprende dalla stampa che Comune di Catanzaro, Provincia e Ateneo “Magna Graecia” avrebbero individuato il Complesso Monumentale del San Giovanni come sede per ospitare il Polo Universitario nel centro storico, nello specifico le facoltà Sociologia e Psicologia (quest’ultima di nuova istituzione). Rischiando di risultare impopolare, e in controtendenza rispetto ad una vulgata che sembra ripetere come un mantra la necessità di portare l’Università nel centro ad ogni costo (prescindendo da doverose valutazioni anche storico-urbanistiche), voglio esprimere in forma costruttiva tutte le mie perplessità per l’individuazione a tale scopo del Complesso Monumentale del San Giovanni. Nella nota diramata da Palazzo De Nobili, si legge: “scartate le ipotesi fin qui fatte per la sistemazione di Psicologia nel centro (la più realistica era quella di Palazzo di Vetro, sede della provincia), è stata analizzata la soluzione-San Giovanni, sul presupposto che la città già vanta altri spazi espositivi (il MARCA, a cui si aggiungeranno presto la Palazzina ex Stac e le gallerie del San Giovanni)”. È opportuno fare alcune precisazioni. Sarebbe utile capire perché sia stata scartata la soluzione di Palazzo di Vetro, ma anche altre soluzioni proposte su immobili che sono vuoti o la cui destinazione non si vuole mettere in discussione (ad esempio: la Stella, la Caserma Triggiani, l’ex Liceo Galluppi). Ancora più perplessità desta la considerazione secondo la quale, in sostanza, siccome ci sono altri spazi espositivi come il MARCA, o le gallerie (molto impropriamente citate), allora tanto vale sottrarre il San Giovanni dalla destinazione per cui è stato ristrutturato e riaperto nel 1998. A parte che il marca è un Museo (l’area destinata ad esposizioni temporanee è di estensione non paragonabile a quella del San Giovanni), bisogna ricordare che finché il Complesso è stato gestito secondo criteri sensati, e con ambizione e coraggio, è stato, nella sua destinazione di spazio espositivo, uno dei punti di riferimento del Sud Italia, e a volte anche oltre. Voglio ricordare la mostra su Andrea Cefaly e la Scuola di Cortale, Mirò, Andy Warhol, Mattia Preti, Magna Graecia, Giuseppe Rito, e molte altre. Non, come pensa chi magari a vedere una mostra non ci è mai entrato neanche per sbaglio, iniziative di nicchia per pochi intimi con la puzzetta sotto il naso, ma esperienze di straordinaria rilevanza sociale, economica e culturale. Mostre che la nostra città ha potuto ospitare grazie alla formidabile estensione del Complesso, coi suoi quasi 3000 mq e le 20 sale espositive su due piani; mostre che, nonostante qualcuno ora lo dimentichi, hanno rappresentato un indotto in termini economici notevole, con decine di migliaia di visitatori, e con significative ricadute in termini di immagine; mostre che, se il Complesso sarà sottratto alla destinazione espositiva, Catanzaro non avrà più una sede per ospitare. E allora la domanda è: ma perché, a Catanzaro, si deve per forza dare l’idea che per fare cultura si debba sottrarre ad un presidio culturale, per dare ad un altro? Perché, molto più semplicemente, non si ammette che negli ultimi anni il Complesso del San Giovanni non si è saputo (o voluto) gestire con competenza e ambizione, e quindi adesso lo si vuole smantellare? Perché non si ricorda, anziché sbandierare titoloni sull’Università in centro, che il senso del Complesso del San Giovanni è quello di polo culturale espositivo della Città, con la presenza non casuale dell’Assessorato alla Cultura, della Soprintendenza ai beni storici e architettonici, dell’Archivio storico comunale, con un chiostro che ha ospitato, negli anni, rappresentazioni artistiche di varia natura e di grande successo? Proprio sull’Archivio vorrei fare una considerazione che si lega al ragionamento sulla destinazione e sulla identità del Complesso: l’Archivio stesso è stato intitolato 2 anni fa ad Emilia Zinzi e, a proposito del menefreghismo dell’Amministrazione in carica, senza apporre neanche una targa in onore della immensa studiosa, nonostante le ripetute sollecitazioni; oltretutto, nulla è stato fatto per mantenere a Catanzaro (nel Complesso, come proposto) l’archivio della Prof.ssa Zinzi, che quasi sicuramente andrà a finire fuori Città; questo, per dire come sulla destinazione del Complesso come polo culturale delle Città, probabilmente chi amministra non ci ha mai creduto fino in fondo. E adesso, si vorrebbe eliminare uno spazio espositivo per allocarvi facoltà universitarie; in pratica, si mettono in concorrenza presidi culturali che non dovrebbero esserlo! Abbiamo cercato, in questi anni di opposizione, di non porci sugli argomenti in maniera pregiudiziale, e quando abbiamo preso posizioni contrarie, anche in forma intransigente o ad oltranza, non è stato per fini strumentali; è proprio per questo che, anche stavolta, faccio appello al buonsenso, e alla necessità di entrare nel merito dei problemi, senza fermarsi ai titoloni, agli scoop, ai mantra. Mi perdonerà il Sindaco, ma sono altresì convinto che non sarà una posizione critica (che, mi auguro, sarà condivisa o, magari chissà, smentita) a danneggiare la Città, e a rovinare lo spirito di unanimità che il Sindaco, fresco di nuovo rimpasto, auspica da parte del Consiglio comunale. Dunque, per usare un detto popolare, perché spogliare un altare per vestirne un altro? Una domanda alla quale è doveroso dare risposte.

Antonio Giglio, Consigliere comunale di Catanzaro

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2 thoughts on “Facoltà universitarie al S. Giovanni, perché “spogliare un altare per vestirne un altro”?

  1. Mimmo Arena

    Che idea bislacca! Si stenta a credere che qualcuno possa anche solo averla avuta. E di grazia,quale altra destinazione possibile per l’ex palazzo della provincia, struttura che sembra quasi urlare la sua auto candidatura a facoltà universitaria? Smantellare un complesso nel frattempo divenuto un simbolo forte della città come il San Giovanni vuol dire avere una misera idea di Comunità.

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